Florida 2018: Episode 02

5 maggio 2018da tarabusi
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Staniel Cay e George Town

Lasciamo il piccolo paradiso di Berry Island per iniziare la discesa nelle outer islands fino ad arrivare all’estremo sud dell’arcipelago, circa 800 miglia nautiche a Sud Est di Miami. Prima di lasciare Berry Island ed infilarci nell’aeroplano attacchiamo la mattinata con un tuffo in mare prima di colazione: temperatura esterna e del mare pressoché uguali, ci saranno 1 o 2 gradi di differenza giusto per percepire quel minimo di fresco necessario per farti passare la voglia di uscire dall’acqua…

Decolliamo a metà mattinata per un sorvolo dell’Isola veramente incantevole con lingue emerse di sabbia bianchissima e finissima che sembra borotalco, un passaggio basso per salutare Angie la tenutaria dell’hotel e ci dirigiamo a Est di Nassau, dove vediamo chiaramente Paradise Island ed il suo Atlantis, forse la meta piu’ gettonata e piu’ chiassosa delle Bahamas ma decisamente lontano dai paradisi perduti a cui siamo abituati.

Sfilato Nassau scendiamo sull’arcipelago delle Exuma, sorvoliamo Norman’s Cay (ex approdo degli spacciatori di droga tra gli anni 80 e fine anni 90 smantellato dalla DEA dopo che un turista americano è stato ucciso per mano dei narcos) per poi entrare in sottovento a Staniel Cay e mettere le ruote al suolo.

Il posto è incantevole come quasi tutti i piccoli atolli delle Exuma. Staniel in particolar modo è ricco di attrazioni e spiagge davvero incredibili. I famosi Swimming Pigs si trovano qui.

Per girare l’isola affittiamo una golf car e dopo aver rischiato un frontale per la guida stile Inglese – si gira a sinistra e non a destra – riusciamo ad arrivare allo Staniel Cay Yacht club senza demolire la club car per il pranzo. Tutti gli armatori si fermano praticamente qui per rifornire le imbarcazioni e passare una serata tra musica e relax in questo club davvero ben tenuto e particolare. Il welcome message è “Honestly Now, WHAT’S your hurry?… you’re here” che direi rappresenta perfettamente lo spirito e lo stile del luogo.

Girovaghiamo per le viuzze dell’isola e arriviamo nella spiaggia settentrionale: un paradiso. Sembra una piscina da quanto l’acqua è cristallina. Un insieme di colori che vanno dal totalmente trasparente a diversi colori di azzurro e blu.

Anche la fauna non è male: ci fanno visita una coppia di squali e una razza che ci guarda incuriosita. I due squali nuotano in poco piu’ di un metro d’acqua quasi non facendo caso alla nostra presenza. Vedere quelle sagome imponenti in un’acqua trasparente anche se non dovrebbero essere pericolosi (essendo nutrice) fa un certo effetto.

Dopo numerosi bagni in queste piscine naturali ci spostiamo nelle spiagge a sud. Dobbiamo cambiare la club car… non l’abbiamo schiantata ma a forza di derapate abbiamo scaricato la batteria. Le spiagge a sud sono altrettanto incredibili e sulla piccola mezza luna si affacciano una serie di cottage in stile coloniale davvero da favola.

Tra le meraviglie del luogo si è fatto ormai sera e dalle informazioni che abbiamo la dogana ad Exuma International chiude alle 19:00 cosi’ come l’FBO. Avendo circa 40 minuti di volo alle 18:00 rientriamo in aeroporto per ripartire. Nel Gazebo di legno attaccato al piazzale si sono ammassate una decina di persone in attesa dei piccoli charter tutti fatti con Piper Aztec, Cessna Caravan e Piper Navajo che riportano i turisti in Florida. Ridecolliamo verso sud, facciamo un passaggio basso su Farmer Cay, altro posticino interessante dove parcheggi praticamente l’aeroplano in spiaggia e dopo poco siamo in lungo finale ad Exuma. Facciamo le ns chiamate ma senza risposta atterrando senza problemi per la 34. Al suolo ci dicono che la frequenza è cambiata… Ecco perché. La ns carta era aggiornata ma non abbiamo controllato l’ultimo notam che riporta la nuova frequenza. In effetti dopo pochi minuti atterra un liner esattamente in direzione opposta alla nostra.  Devo dire che non hanno protestato… tutti sono molto easy… Anche quando entriamo nell’FBO e ci dicono che la dogana ha chiuso alle 18:00. Eravamo già nel Commonwealth ma richiedono che le Custom, ove presenti ad ogni tappa timbrino il form C7A. Poco male… lo faranno il giorno dopo. Penso che il motto dello Staniel Cay yacht club sia molto diffuso ovunque qui…

L’ultima incredibile sorpresa della giornata è Guido: un italiano che ha preso in gestione il ristorante dell’hotel che abbiamo scelto come base a George Town (un paesino di poche anime). Davvero una sorpresa inaspettata, festeggiata con un piatto di paccheri e Pinot Santa Margherita davvero ottimi. E quando non ti aspetti queste sorprese in una parte di mondo dove mai penseresti di trovare una vera cucina italiana, il sapore è ancora più dolce.

tarabusi

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6 settembre 2018