Florida 2018: Episode 03

1 giugno 2018da tarabusi
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La Remota Isola di Mayaguana

La scelta di George Town vicino all’Exuma International come base di appoggio per il nostro Island Hopping non l’abbiamo fatta a caso: essendo l’ultimo aeroporto strutturato con carburante nella parte meridionale delle Bahamas da questo punto avremmo potuto spingerci praticamente ovunque con tratte intorno alle 2 ore.

Il piano originale infatti era arrivare alle Turk & Caicos: la nostra tabella di marcia tuttavia è molto serrata e il tempo a disposizione è quello che è. Decidiamo cosi’ di puntare Mayaguana, l’isola piu’ a Est delle Bahamas a sole 50 nm dalle Turk & Caicos. Aveva senso andare oltre se ci fossimo fermati la notte, ma il giorno seguente era già quello ipotizzato per rientrare a Key West. E volendo passare nella Conch Republic almeno un paio di giorni senza volare in totale relax, Mayaguana era il massimo che potessimo fare.

Isola quasi disabitata, circa 2 volte l’Elba come superficie con poco meno di 200 anime. Un aeroporto ex militare della Nasa con una pista che originariamente era lunga quasi 4 Km ora la metà, senza pero’ facilities (carburante o altro) spazzata dall’Uragano Irma 10 mesi prima.

Siamo ai limiti dell’autonomia del ns Cherokee. Quindi la pianificazione è molto oculata, rotte, venti, meteo. I ns calcoli ci dicono che siamo a 2h e 5 minuti di volo al best Lean in economy power che ci da sufficiente margine per il rientro.

Alle 09:00 siamo in aeroporto aspettiamo il nostro form C7A che la sera prima non ci avevano potuto compilare,  e saliamo a bordo, questa volta senza valigie solo con teli costume e ciabatte.

Decolliamo verso sud salendo a 4.000 piedi. La visibilità è ottima. Abbiamo cura di impostare con precisione i parametri motore e carburante per ottenere il maximum range. Scriviamo ad intervalli regolari sulla cartina orari e posizioni, in modo da avere sempre riferimenti e poterli incrociare al rientro. Abbiamo qualche nodo di vento contro ma nulla di preoccupante.

I paesaggi che sorvoliamo sono da incanto. Superiamo Deadman Cay sulla Long Island, poi incrociamo Crook & Auckling Island passando a fianco di Colonel Hill, e lasciata quest’ultima intravediamo Mayaguana. Scendiamo di quota per identificare la pista e ci portiamo in circuito per fare un passaggio e verificare le condizioni.

Non ci sono segni di vita, quello che era un Apron è oggi distrutto ma la pista sembra in buono stato. Allunghiamo sul mare per capire dall’alto quale sentiero prendere per arrivare ad una spiaggia. Dopo poco piu’ di due ore siamo in finale con correzioni e pedali per contrastare il vento che quando ti avvicini alla soglia pista va davvero gestito.

Superiamo l’Apron distrutto e arriviamo a fondo pista dove sulla sx c’è un ampio raccordo coperto per la metà di erba. Si apre un altro largo piazzale anche qui con erba cresciuta ma non male. Ci sono solo un paio di costruzioni di legno mezze diroccate, ma intravediamo qualche veicolo. Almeno c’è vita! Avevamo già abbandonato l’idea di trovare da mangiare e da bere…

Il ragazzo che scende dall’auto (in ciabatte) e maglietta verde si dichiara Poliziotto, e ci chiede le licenze di Pilota (???). Gli allungo il mio pocket e lui fotografa con il cellulare la tessera dell’Aero Club. A Posto!!!

Ci fa spostare l’aeroplano spiegandoci che a breve sarebbe arrivato un ATR42 da Nassau unico volo e collegamento settimanale con la civiltà. Un pizzico di fortuna. Fossimo venuti un giorno diverso o semplicemente un’ora dopo sarebbe davvero stata dura trovare un’anima in giro.

Nel mentre arrivano altre auto e il  capo del ragazzo, Leonardo, rigorosamente in divisa militare.

Facciamo conoscenza anche con Scully che dovrebbe essere l’addetto ai bagagli. Ci accompagnerà lui in spiaggia appena avrà caricato l’aereo in arrivo.

Entriamo al “GATE” del “Terminal” dove nel frattempo si sono radunate una decina di persone in attesa dell’aereo. Arriva anche una signora con borsine di plastica e una borsa frigo. Compriamo due coke e ci chiede se vogliamo una soup… La fame è tanta e commettiamo il grave errore di dire Si: ci consegna due barattoli di plastica pieni di ossa e pelli immersi in una brodaglia con qualche patata… Cazzo… le dieci persone ci guardano incuriosite… Cazzo… Alla fine tocca pure mangiarla la brodaglia… Cazzo … e anche con la fame addosso… quella roba davvero non si affrontava… (ma quella sera almeno saremmo tornati da Guido…)

Arriva l’ATR42 che scarica le persone in rientro dalla settimana prima e imbarca le nuove oltre che materiali, posta e qualche genere vario. Scende anche il “Governatore” di Mayaguana, tunica gialla e portamento importante che saluta e abbraccia tutti quelli che partono. Essendo una comunità di 200 anime si conoscono tutti.

Scully completa il suo carico e in 10 minuti tutto è finito, l’aereo riparte, le (poche) persone scese se ne vanno e ritorna la calma quasi irreale di prima interrotta solo da Scully che ci fa salire in auto e ci porta in spiaggia.

Stradine sterrate approntate dalla Marina negli anni sessanta sono le vie di collegamento in mezzo alla macchia dell’isola. L’auto procede poco piu’ che a passo d’uomo per le buche e ostacoli presenti ovunque: non ci dirigiamo a Pirate Wells leggermente piu’ distante ma ci fermiamo nella baia o nord dell’isola.

Siamo nel giardino di una villa abbandonata ma praticamente nuova con arredi, impianti e piccolo molo sul mare (anche se ques’ultimo gravemente danneggiato dall’Uragano Irma mentre il resto della villa non presenta particolari danneggiamenti).

Il passaggio immediatamente successivo, cioè’ quello di rimanere li e non ripartire piu’… è quanto mai reale… Tanto che geotagghiamo con cura la posizione sul cellulare. Il giorno in cui volessimo scomparire, questa è indubbiamente una valida soluzione.

Intanto ci immedesimiamo nella vita da “Console” dell’Isola di Mayaguana tra bagni, penniche sul patio e camminate.

Ma ahimè il sogno dura poco. Scully ci recupera per il rientro volendo questa volta rispettare  i tempi di apertura dell’fbo e della custom.

La breve gita in auto ci costa 100$! Hai capito Scully… che ci racconta dei sui 5 figli e 2 (ex) mogli… Beh diciamo che per questo mese campa bene.

Salutiamo Scully sul piazzale deserto e rovente. Cambio pilota e messa in moto per il rientro. Decolliamo con un sorvolo della villa e ci tuffiamo sulla spiaggia per un po’ di “surf” in questa costa deserta che ci porta fino a Pirate Wells. Da li iniziamo la salita a 4.000 piedi sulla rotta inversa via Colonel Hill, Deadman Cay.

Osserviamo con attenzione temperature, velocità riportando sulla mappa i punti. Questa volta abbiamo vento calmo o leggero in coda. Quindi i tempi e i waypoint vengono rispettati alla perfezione. Scendiamo su Colonel Hill per un basso passaggio poi risaliamo e dirigiamo su Deadman Cay dove decidiamo di fermarsi per un caffè e qualcosa da bere. L’aeroportino sulla Long Island è presidiato e ben attrezzato, una paio di snack  e bibite e ripartiamo volendo arrivare per le 18:00 orario di chiusura Dogana e FBO.

Una volta ripartiti sorvoliamo Hog Cay a sud di Exuma e poco dopo intravediamo la nostra pista. Questa volta le comunicazioni hanno successo e dopo 2 ore siamo a terra. Decidiamo anche di rifornire per essere pronti subito la mattina dopo per il rientro su Key West.

Ma adesso possiamo tornare da Guido per dimenticare la Mama’s Soup con la cena!

tarabusi

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