Italia

11 novembre 2016

L’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV), in coordinamento con l’ECAC (European Civil Aviation Conference) e con Leonardo, attraverso la sua divisione Elicotteri, ha ospitato il 45° meeting del Gruppo di esperti dell’ECAC sulle investigazioni degli incidenti e degli inconvenienti aeronautici.

 

L’evento si è tenuto nei giorni 9 e 10 novembre presso la sala conferenze della sede di Vergiate della Divisione elicotteri di Leonardo Finmeccanica.

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Il 45° meeting, infatti, era incentrato sulla sicurezza del volo nel campo elicotteristico ed ha approfondito sia aspetti tecnico-operativi, sia aspetti correlati alle inchieste di sicurezza.

Al meeting hanno partecipato circa 50 persone, in rappresentanza delle autorità investigative per la sicurezza dell’aviazione civile, delle istituzioni aeronautiche, nonché dell’industria aeronautica.

ansvL’ANSV, in particolare, ha tenuto una relazione sull’attività svolta nell’ambito del readout del registratore di volo Multi-Purpose Flight Recorder (MPFR), di nuova concezione tecnologica. I partecipanti, a conclusione dei lavori, hanno potuto visitare alcuni stabilimenti di Leonardo divisione elicotteri.

Fondata nel 1955 come organizzazione intergovernativa, l’ECAC mira ad armonizzare le politiche nel settore dell’aviazione civile e le pratiche operative a livello dei suoi Stati membri, promuovendo, parallelamente, la comprensione delle politiche in materia tra gli stessi suoi Stati membri ed il resto del mondo.

In particolare, la missione dell’ECAC consiste nella promozione di un sistema europeo di trasporto aereo sicuro, efficiente e sostenibile. Dell’ECAC fanno attualmente parte 44 Stati.

(Ufficio Stampa ANSV)

Fonte: www.md80.it/


12 ottobre 2016

Ryanair cerca assistenti di volo, recruitment day anche a Venezia: 2mila posizioni aperte.

 

Appuntamento il 5 novembre, la giornata di selezione dei candidati è organizzata dalla società irlandese in cooperazione con Crewlink. Previsti test in inglese e colloqui.

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Ryanair continua ad offrire opportunità di lavoro, organizzando recruitment day in tutta Italia. Si tratta di appuntamenti specifici dedicati al reclutamento di assistenti di volo, svolti con la collaborazione di Crewlink, società specializzata nella selezione di questo tipo di personale. Lo staff della compagnia il 5 novembre farà “scalo” a Venezia, per raccogliere quante più informazioni sui candidati che desidereranno mettersi in gioco con una nuova esperienza di lavoro ad alta quota.

Sì, perché per poter partecipare alle selezioni, Ryanair valuterà soprattutto le motivazioni e le propensioni, non solo l’esperienza. Spazio dunque a chiunque, o quasi. Per poter ambire a lavorare con la compagnia irlandese sono infatti necessari alcuni requisiti: altezza minima, che dovrà essere proporzionata con il peso, di almeno 157 centimetri, ottima conoscenza dell’inglese, nonché capacità visive e buon forma fisica. Come per le precedenti selezioni, i candidati selezionati saranno inseriti in organico con un iniziale contratto della durata di 3 anni con Crewlink e lavoreranno su turni di 5 giorni, con 3 giornate libere.

La selezione prevede la somministrazione di alcuni test in lingua inglese e un colloquio con i responsabili delle risorse umane di Ryanair. Gli interessati possono candidarsi visitando il sito di Crewlink selezionando la giornata “Cabin Crew” cui si intende partecipare tra quelle in programma nella sezione riservata ai Recruiting Day e registrando il curriculum vitae nell’apposito form.

 

Sono 2.000 le posizioni vacanti.

Fonte: www.veneziatoday.it/

 

 

 


17 agosto 2016

La compagnia prevede l’anno prossimo di arrivare a 117 milioni di passeggeri su tutto il proprio network.

 

Ryanair farà nel 2017 il suo più grande investimento di sempre in Italia.

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Lo ha annunciato il ceo della compagnia, Michael O’Leary, in una conferenza stampa con il ministro dei trasporti, Graziano Delrio. Il piano prevede l’allocazione di 10 nuovi aeromobili sul mercato italiano, pari ad un investimento di 1 miliardo di dollari, ha spiegato O’Leary, precisando che si tratta di un investimento totalmente nuovo: quel miliardo di dollari era precedentemente destinato a Spagna, Polonia e Grecia ed è stato ora spostato sull’Italia. C’è poi l’apertura di 44 nuove rotte, di cui 21 presso gli aeroporti di Roma e Milano e 23 presso gli scali regionali. «Inoltre cresceremo di 3 milioni di passeggeri, passando dai 32 milioni del 2016 a 35 milioni nel 2017», ha detto O’Leary: «Questi numeri – ha aggiunto – genereranno 2.250 posti di lavoro presso gli aeroporti italiani».

«Oggi annunciamo buone notizie, un grosso Piano di sviluppo per l’Italia per il 2017, in risposta alla decisione del Governo Renzi di annullare l’incremento della tassa municipale e all’eccellente lavoro del ministro Delrio» con le linee guida aeroportuali ora allineate alla normativa europea. «Il ministro Delrio ha sfidato le compagnie aeree a presentare dei Piani di sviluppo e noi abbiamo raccolto la sfida», ha aggiunto O’Leary. Ryanair inoltre prevede l’anno prossimo di arrivare a 117 milioni di passeggeri su tutto il proprio network, ha annunciato O’Leary.

Il numero uno di Ryanair, interpellato sugli effetti della Brexit, ha detto che «è ancora troppo presto per fare delle considerazioni sugli impatti sul business dalla Brexit». «Non investiamo in Italia per colpa della Brexit – ha puntualizzato – ma perché crediamo nel mercato italiano, che è un mercato che ci dà la possibilità di operare in maniera più efficiente e più efficace».

Fonte: www.lastampa.it/


5 gennaio 2016

Spaghetti, mandolino e… gabelle. È questa l’Italia secondo l’Adusbef, associazione a difesa di consumatori e utenti bancari, finanziari e assicurativi.

aereo pista

Con l’introduzione dal 1° gennaio di un nuovo incremento di tasse aeroportuali di 2,50 euro a passeggero, il nostro Paese diventerà la nazione europea con il più alto e cospicuo numero di tasse aeree. L’innalzamento a quota 9 euro dell’ammontare dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco dei passeggeri sugli aerei (per gli scali romani di Fiumicino e Ciampino è di 10 euro), fa lievitare la pressione delle gabelle sul singolo biglietto aereo per i voli in partenza dall’Italia. A conti fatti, si tratta di un aumento complessivo di oltre 385 milioni di euro.

 

 

Questo rincaro, sempre secondo le associazioni dei consumatori, inciderà in particolare sul costo dei biglietti low cost, raggiungendo percentuali anche del 10% (che variano, ovviamente, a seconda dell’importo del biglietto). Dopo i conti correnti e le assicurazioni auto più care d’Europa, sostiene l’Adusbef, questo è per l’Italia un nuovo primato negativo.

 

La Iata (organizzazione che riunisce oltre 270 compagnie aeree nel mondo) rileva che nel 2016 ci sarà, in tutto il mondo, un calo del costo dei biglietti aerei (-61% dal 1995): in questo contesto l’Italia sarà l’unico Paese dove il prezzo dei ticket rischia di aumentare a causa dell’aumento fiscale e dell’insufficiente adeguamento al ribasso del costo dei carburanti.

 

 

«È intollerabile – hanno commentato Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, rispettivamente presidenti di Federconsumatori e Adusbef – che per un biglietto di tratta interna come la Milano-Roma, il 67,7% del costo sia riconducibile alle tasse. Per questo chiediamo al governo una svolta che ristabilisca equità nella tassazione e dia impulso a un settore chiave della nostra economia che ha bisogno di essere sostenuto e incoraggiato, non certo attraverso nuovi aumenti. Per contrastare questo ennesimo rincaro, abbiamo dato mandato alla nostra Consulta Giuridica di studiare ricorsi e interventi di carattere legale per annullarne l’applicazione».

 

Fonte:

www.federconsumatori.it

ww.lagenziadiviaggi.it/


22 ottobre 2015

Il Consiglio supremo della Difesa lancia l’allarme: “La sicurezza è in rapido deterioramento”. E alza l’allerta terrorismo

“L’Italia opera in seno alla Comunità Internazionale, con tutte le capacità di cui dispone, per la pacificazione e la stabilizzazione della Libia – avverte – nello stesso tempo, per concorrere alla sconfitta dell’offensiva terroristica nei diversi teatri di crisi in cui essa si sviluppa e dai quali minaccia di investire il nostro stesso Paese”.

Al termine del Consiglio Supremo di Difesa, che ha preso in esame le relazioni dei ministri degli Esteri e della Difesa, il Quirinale ha osservato “un quadro delle relazioni internazionali e della sicurezza in rapido e sensibile deterioramento in aree molto prossime all’Italia e all’Europa”. A preoccupare sono, soprattutto, “la perdurante offensivaDaesh, il moltiplicarsi dei conflitti e l’instabilità nella regione mediterranea e nel vicino oriente, le crescenti ondate migratorie, nonchè le difficoltà incontrate dalla Comunità Internazionale nella gestione delle crisi caratterizzino un quadro delle relazioni internazionali e della sicurezza in rapido e sensibile deterioramento in aree molto prossime all’Italia e all’Europa”. Per far fronte alle nuove sfide occorre, quindi, che lo“strumento militare” si riorganizzi. “La riorganizzazione delle Forze Armate riveste grande importanza e urgenza per il nostro Paese”, ha avvertito il Quirinale chiedendo “scelte chiare sul piano tecnico e organizzativo”. Ricordando che le risorse per la sicurezza e la difesa sono “produttive” per il Paese, solo se “impiegate con intelligenza e pragmatismo per prevenire prima ancora che per reagire”, ha chiesto di concentrarsi, con realismo, “sulle esigenze di più immediato e diretto interesse per la sicurezza nazionale”

La preoccupazione che è emersa oggi al Colle è quella di un ritardo nelle misure da prendere soprattutto in vista dell’avvio del Giubileo, evento che non si può e non si deve sottovalutare nelle dimensioni e nei rischi. È in questa chiave che si legge un passaggio della nota finale della riunione quando si sottolinea come sia «necessario che gli sforzi siano concentrati sulle esigenze di più immediato e diretto interesse per la sicurezza nazionale, con realismo». Grande prudenza anche sulle missioni internazionali. La decisione sul rinnovo dell’impegno italiano in Afghanistan, confermano le stesse fonti, è stata rinviata al prossimo vertice della Nato di fine Novembre in Turchia dove si farà il punto con gli alleati. Ma se la premessa è che «l’Italia opera in seno alla Comunità Internazionale, con tutte le capacità di cui dispone», la parola d’ordine è pragmatismo e nessuna fuga in avanti. Il no ad «atti unilaterali» esce confermato da questo Consiglio Supremo di Difesa.

Fonte:www.ilgiornale.it/


15 aprile 2014

La marina chiede al Congresso di rafforzare la flotta di F18 a sostegno dei caccia “stealth”. La loro supposta invisibilità è stata completamente superata dai radar di nuova generazione, compresi quelli che Alenia produce per gli Eurofighter. Tradotto: il caccia invisibile potrà essere individuato e colpito anche dai caccia italiani.

La conclusione dell’indagine parlamentare sugli F35 – prevista per giovedì salvo ulteriori rinvii – non potrà ignorare la notizia che arriva dagli Stati Uniti e che sfata anche il principale mito della propaganda favorevole ai cacciabombardieri Lockheed: la loro invisibilità ai radar nemici che ne farebbe degli insostituibili aerei stealth di quinta generazione. La U.S.Navy ha infatti chiesto al Congresso di rafforzare la flotta di velivoli per la guerra elettronica anti-radar, gli F18 Growlers, perché saranno indispensabili come scorta e apripista agli F35 che altrimenti, se inviati in missione da soli, verrebbero intercettati dai nuovi radar e dai sensori più moderni prodotti dall’industria militare russa e, come vedremo, anche da quella italiana.

La notizia arriva de fonti della Boeing (azienda non a caso concorrente della Lockheed e produttrice degli F18), che alla rivista online americana Breaking Defense spiegano perché il comandante delle operazioni navali, ammiraglio Jonathan Greenert, abbia avanzato questa richiesta al Congresso. “Gli F35 possono sfuggire ai radar ad alta frequenza in banda X, ma sono vulnerabili ai sensori a infrarossi e ai nuovi radar a bassa frequenza che consentono di individuare un aereo stealth di quinta generazione a centinaia di miglia di distanza, come qualsiasi altro aereo. Per questo devono necessariamente essere scortati da aerei che, grazie alle loro emissioni ad ampio spettro, possono neutralizzare queste minacce”.

“La richiesta avanzata dalla Marina americana risponde esattamente a questa esigenza”, conferma al Fattoquotidiano.it Andrea Nappi, ingegnere aeronautico Alenia, addetto al progetto Eurofighter. “Negli odierni scenari di guerra l’unica strategia è neutralizzare subito radar e sensori nemici, ai quali oggi è impossibile pensare di sfuggire: l’evoluzione dei sistemi di intercettazione ha reso del tutto inutile la vecchia tecnologia stealth, ormai usata dall’industria americana solo in chiave di promozione commerciale grazie alla generale ignoranza sul tema”. Che la stealthiness, inventata in piena Guerra Fredda, sia ormai una tecnologia obsoleta lo sostengono da tempo i maggiori esperti internazionali di difesa come gli americani Bill SweetmanNorman Friedman o l’australiano Carlo Koop, che già nel 2009 denunciava la vulnerabilità degli F35 ai nuovi radar a bassa frequenza in banda L prodotti dalla russa Tikhomirov Niip.

Ma in ambiente militare la questione è rimasta a lungo un tabù, almeno fino a quando l’estate scorsa proprio l’ammiraglio Greenert scrisse sulla più prestigiosa rivista navale americana, Proceedings: “La rapida evoluzione tecnologica e informatica sta introducendo nuovi sensori e nuovi sistemi in grado di aggirare la tecnologia stealth: è ora di pensare a piattaforme che non si basino esclusivamente su questa caratteristica”. A conferma di questa evoluzione, poche settimane fa l’azienda italiana Selex Es (gruppo Finmeccanicaha reso noto che i suoi nuovi sensori a infrarossi prodotti per i caccia svedesi Gripen e per gli Eurofighter sono perfettamente in grado di individuare un velivolo stealth rilevando la sua traccia termica a una distanza tale da renderne possibile l’ingaggio con missili aria-aria. Un bel paradosso: l’invincibile aereo americano di quinta generazione potrà essere abbattuto anche dai caccia italiani.

Fonte:www.ilfattoquotidiano.it

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27 marzo 2014

Israele sceglie la tecnologia italiana per qualificare e rafforzare le competenze del suo esercito. Con la consegna ufficiale del primo di una commessa complessiva di trenta aerei addestratori M-346, Alenia Aermacchi dà concretezza a un accordo che, nel giudizio dei vertici societari, può essere il primo passo di un rapporto di collaborazione più ampio con lo stato israeliano. «Si tratta di una commessa complessa che ha coinvolto nelle forniture anche Honeywell, il governo israeliano e la joint venture Tor – spiega il ceo di Alenia Aermacchi, Giuseppe Giordo –. Per la parte che ci compete, questo ordine vale 450 milioni di euro».

Il primo addestratore dei trenta in corso di produzione per le forze aeree israeliane – che in questa occasione hanno abbandonato per la prima volta la storica partnership con gli Stati Uniti – è stato presentato nei giorni scorsi in una cerimonia all’interno dello stabilimento di Venegono Superiore, in provincia di Varese, alla presenza degli operai, dei vertici societari e delle forze armate italiane ed israeliane. Ad oggi Alenia ha venduto 56 esemplari di M-346 (il modello ha un’apertura alare di circa 10 metri e un peso tra i 7mila e i 10mila kg), entrato in produzione a fine 2009: a regime le linee di Venegono sono in grado di produrne 4 esemplari al mese.

Oltre ai 30 per Israele – che sostituiranno con l’M-346 i TA-4 Skyhawk di produzione Usa, attualmente in servizio – l’azienda del gruppo Finmeccanica ha rifornito con il nuovo addestratore le forze aeree di Italia e Singapore. Recentemente l’azienda ha siglato un contratto da 280 milioni con la Polonia, che ha acquistato otto velivoli. «Il middle east sta diventando sempre più strategico, ma per il futuro – spiega il ceo Giuseppe Giordo – vedo grandi opportunità soprattutto nel nuovo programma americano, il cui lancio è atteso nel 2017-18. È un piano enorme, da 350 aeroplani».

L’azienda ha chiuso l’ultimo esercizio con un ebitda in forte crescita e anche il portafoglio ordini, grazie a queste ultime commesse è saldo. «Singapore, Israele e Polonia: si tratta di tre clienti internazionali in tre mercati importanti – ricorda Giordo -. L’anno scorso abbiamo migliorato la marginalità e anche prodotto di più: i ricavi sono saliti del 15%, a quota 3,3 miliardi.

A Venegono, in particolare, abbiamo rafforzato la nostra eccellenza nei sistemi di addestramento». Smorzando le recenti polemiche sindacali per l’impiego di lavoratori temporanei o ex dipendenti, Giordo ricorda che «alcuni picchi produttivi richiedono personale somministrato o esperto. Ho già dato chiarimenti ai sindacati sulle prospettive a lungo termine dello stabilimento – spiega –: quest’anno puntiamo ad assumere cinquanta persone in più, che vanno ad aggiungersi alle 125 entrate in fabbrica a partire dal 2012».

di Matteo Meneghello –

Fonte:www.ilsole24ore.com


21 dicembre 2013

Trasvolata da record di due piloti italiani.

Partiti da Cassola (Vicenza) lo scorso ottobre Antonio Forato e Roberto Bisa hanno sorvolato 16 Stati, oceani compresi, a bordo di ultraleggeri da turismo percorrendo 22mila km. Ora contano di entrare nel Guinness dei primati .

01 novembre 2013

Si è conclusa oggi a Southport, sulla Gold Coast del Queensland, 600 km a nord di Sydney, la trasvolata da record degli aviatori italiani Antonio Forato e Roberto Bisa, che contano di entrare nel Guinness dei primati con il viaggio dall’Italia all’Australia in ultraleggeri, un’impresa che hanno chiamato ‘Riding the skies’ (Cavalcare i cieli). Nessuno infatti ha mai realizzato una sorvolata di 22.000 chilometri e 16 Paesi, oceani compresi, a bordo di ultraleggeri da turismo: un Flysyntesys Texan Top 100 e un Technam P92 Eaglet, che hanno un’autonomia di 7-8 ore.

Sorvolando 16 paesi
Partiti da Cassola (Vicenza) lo scorso otto ottobre, Forato e Bisa hanno attraversato Grecia, Medio Oriente, Golfo arabico, Pakistan, India, Birmania, Tailandia e Indonesia prima di attraversare l’Australia fino alla costa orientale. I due aviatori hanno dovuto però rinunciare alla meta prevista di Sydney per ostacoli burocratici. Dopo aver ‘invaso’ lo spazio aereo di Brisbane per evitare le nuvole e la scarsa visibilità, un controllo ha evidenziato la mancanza di un requisito per i loro aeroplani. “E’ stata una grande impresa! Solo ora comincio a rendermi conto di tutto quello che abbiamo fatto”, ha detto all’Ansa Roberto Biso.

Atterraggio di emergenza in Pakistan 
“Grazie anche al ‘calore’ di tutti gli amici, di appassionati di volo e anche delle persone comuni che in tutti questi giorni ci hanno dimostrato, abbiamo superato momenti veramente difficili: l’attraversamento del deserto egiziano senza scalo, poi quello dell’Arabia Saudita, il Pakistan, con il primo atterraggio di emergenza, e a Pasni, in una regione del Pakistan in guerra da più di 10 anni”. “Un altro momento difficile è stato l’atterraggio a Krabi in Tailandia, nel bel mezzo di un temporale di proporzioni bibliche, dove siamo atterrati davvero oltre il limite delle possibilità dei nostri mezzi, e lì Antonio ha danneggiato il suo aereo, dovendo far arrivare dall’Italia con un volo speciale una nuova elica e un nuovo carrello anteriore. 

La difficoltà più grande? Trovare la benzina!
L’attraversamento del Mar di Timor, poi, è uno dei più pericolosi al mondo soprattutto se o con un aereo monomotore, figurarsi con un ultraleggero! E infine, lo sconfinato deserto Australiano”. Nell’insieme, la parte più stressante è stata quella di “ottenere le autorizzazioni” e trovare della benzina in scali “che sono abituati a gestire i Boeing e che non hanno nemmeno un imbuto”.

Fonte:www.rainews.it


18 dicembre 2013

Nell’ultimo decennio lo Stato Maggiore ha fatto investire oltre 3 miliardi di euro per aumentare la dotazione dell’Aeronautica militare, ma per rifornire le missioni all’estero spende decine di milioni in appalti esterni (vinti sempre dalle stesse aziende)

L’Italia ha una delle flotte aeree più moderne e complete d’Europa, ma spende decine di milioni di euro all’anno in appalti esterni per servire le missioni del suo esercito. L’accresciuto impegno militare dell’Italia all’estero negli ultimi dieci anni, anche in teatri operativi “fuori area” come Iraq e Afghanistan, ha costretto la Difesa a espandere le capacità di “proiezione” di truppe, mezzi e materiali. Nell’arco di un decennio, con una spesa di oltre 3 miliardi di euro, la flotta aerea militare da trasporto è stata integralmente rinnovata e potenziata in base alle nuove esigenze operative. Oggi l’Aeronautica Militare Italiana può contare su ventuno C-130 (entrati in servizio tra il 2001 e il 2005), dodici C-27 (operativi dal 2007) e quattro Boeing-767 (consegnati tra nel 2011-2012), per una capacità complessiva d’imbarco di 3.836 uomini o 650 tonnellate di materiali. Una flotta all’avanguardia che, come scrive l’esperto di aeronautica militare Federico Cerruti su Analisidifesa.it, garantisce “una capacità di proiezione aerea di tutto rispetto, a livello analogo se non superiore alle altre forze aeree europee”.

Ciononostante, ogni anno la Difesa spende quasi 40 milioni di euro in appalti a compagnie private che forniscono servizi di trasporto aereo verso i ventidue paesi dove attualmente sono schierati in tutto 5.600 militari impegnati in 33 diverse missioni. “E’ una scelta obbligata – spiegano dallo Stato maggiore della Difesa – poiché, con l’aumento dell’impegno internazionale in teatri operativi lontani, se usassimo esclusivamente la nostra flotta da trasporto, da un lato bruceremmo tutto il monte-ore di volo dei nostri velivoli accorciandone la vita operativa e rendendo necessari maggiori costi di manutenzione, dall’altro non avremmo più velivoli disponibili in caso di emergenze come evacuazioni, operazioni di protezione civile o azioni umanitarie internazionali. Infine va tenuto conto che per arrivare in Afghanistan con un C-130 ci vogliono undici ore mentre con gli aerei Meridiana si arriva a Herat in sole sei ore”. Insomma bisogna esternalizzare perché, pur avendo una flotta aerea militare da trasporto “di tutto rispetto”, non è ancora sufficiente a soddisfare le velleità di grandeur dei nostri vertici.

Ma a chi e come vengono assegnati questi appalti? La Direzione generale di commissariato e di servizi generali della Difesa (Commiservizi, dal 2009 guidata dalla dottoressa Anita Corrado) bandisce periodicamente gare pubbliche d’appalto, ma da anni sono sempre le stesse aziende ad aggiudicarsi i contratti, anche in virtù del sistema di rinnovo pluriennale previsto dalla cosiddetta “procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara”, introdotta nel nuovo Codice degli appalti del 2006 per volere dell’allora ministro berlusconiano ai Trasporti, Pietro Lunardi. A farla da padrona sono la compagnia sarda Meridiana del principe Aga Khan, per quanto riguarda il trasporto aereo delle truppe (oltre 14 milioni di euro, Iva esclusa, il rinnovo del contratto per il 2014) e la Saima Avandero, azienda lombarda ma di proprietà del gruppo danese Dsv, per il trasporto aereo di mezzi e materiali “anche classificati” (il nuovo contratto 2014 vale oltre 23 milioni; alla gara aveva partecipato anche Alitalia). Un vero asso pigliatutto questa Saima, che oltre a vincere gli appalti per il trasporto aereo, da anni si aggiudica regolarmente anche quelli per il trasporto marittimo (15 milioni per il 2014) e terrestre (10 milioni, sempre Iva esclusa).

Nulla di strano secondo Commiservizi: “Se le aziende con le offerte migliori sono sempre le stesse, è normale che si aggiudichino gli appalti”. Non la pensano così le altre imprese che partecipano alle gare. Contro il monopolio Saima, la multinazionale Jas di Segrate ha fatto ricorso al Tar. “E’ indecente – spiega il presidente dell’azienda, Biagio Bruni – che la Difesa continui ad aggiudicare appalti su appalti a una ditta che fa prezzi stracciati a discapito della qualità del servizio. Ricorrendo a subappalti affidati ad esempio a compagnie aeree come quelle delle ex repubbliche sovietiche che hanno bassi standard di qualità e di sicurezza. Se si tratta solo di risparmiare – ironizza Bruni – tanto vale portare viveri e munizioni alle nostre truppe in Afghanistan a dorso di cammello!”.

Fonte:www.ilfattoquotidiano.it


26 novembre 2013

Oggi l’udienza dal Papa. Accordi commerciali in agenda.

Vladimir Putin (Afp)ROMA — Ha qualche chilo di troppo, gli anni passano anche per lui, ma visto che è l’uomo più potente del mondo, almeno secondo Forbes, visto che arriva in Italia per starci due giorni, che si porta dietro una delegazione impressionante, praticamente tutto il vertice del potere politico ed economico russo, allora la sua visita è destinata certamente a lasciare il segno nelle relazioni fra i due Paesi.

 Da sette anni Putin non veniva in veste ufficiale in Italia, da tre mancava un incontro intergovernativo fra i due Paesi, ma da stamani, e sino a domani pomeriggio, ci sarà tempo e modo di recuperare. Putin arriverà a Roma con cinque aerei, si muoverà con un corteo blindato di cinquanta macchine, porterà con sé quasi l’intero governo della Federazione controllata dal Cremlino: undici ministri, per firmare 7 accordi istituzionali e supervisionare 20 accordi commerciali.

Sin qui forse, nonostante tutto, nulla di straordinario: del resto l’Italia è il quinto partner commerciale, il secondo in Europa dopo la Germania; da anni l’interscambio cresce in modo costante, la fetta più corposa delle relazioni economiche deriva dal settore energetico, ma ormai la penetrazione delle aziende tricolori in un mercato sterminato svaria dalla meccanica all’automotive, dall’alimentare all’aeronautica. Domani a Trieste, dove Putin vedrà Letta, saranno in prima fila il Fondo strategico di Cdp, Unicredit, Eni ed Enel, Poste italiane e Mediobanca, Fincantieri e Cremonini, solo per citare alcuni gruppi italiani.

 La visita di Putin però si segnala anche per altri appuntamenti. Il vertice fra i due governi si svolgerà in parallelo ad un Foro economico che vedrà confrontarsi imprenditori e amministratori delegati delle principali aziende dei due Paesi. Oggi il presidente russo vedrà il Papa e l’incontro avrà sicuramente un’influenza nel processo di avvicinamento in corso fra la Chiesa di Roma e quella di Mosca, un processo che potrebbe essere foriero di sviluppi in qualche modo storici. E sempre oggi l’uomo che ha superato Obama nella classifica di Forbes vedrà, prima di recarsi al Quirinale, due vecchi amici, oltre che due ex premier: Silvio Berlusconi e Romano Prodi.

Con il primo l’amicizia ha riempito le cronache degli ultimi anni: i viaggi del Cavaliere nelle dacie russe, l’ospitalità regale ricevuta al Cremlino, tante volte, la condivisione di spazi che nel tempo hanno visto crescere il piano umano, oltre a quello politico. A tal punto che negli ultimi giorni un’indiscrezione apparentemente incredibile è stata accreditata su alcuni organi di stampa: Putin che nomina Berlusconi ambasciatore russo presso la Santa Sede, gli fornisce un passaporto diplomatico, restituendogli mobilità internazionale.

Con Prodi la consuetudine è forse meno personale, ma la stima e l’amicizia non sono meno saldi: qualche mese fa, nel palco del forum economico più importante della Russia, a Valdai, l’ex presidente della Commissione europea era l’ospite d’onore; qualche anno fa, al contrario di Schröder, lo stesso Prodi rifiutò un’offerta che il Cremlino non fa alle persone di cui non si fida ciecamente, guidare lo sviluppo del progetto South Stream.

Fonte:www.corriere.it


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6 settembre 2018