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6 ottobre 2015

Era stato molto chiaro il presidente del Consiglio Matteo Renzi a New York durante l’assemblea generale delle Nazioni Unite della settimana scorsa. L’Italia, aveva ricordato il premier, fa parte ormai da vari mesi della coalizione anti Isis composta da 60 Paesi e guidata dagli Stati Uniti . Continuerà a fornire il suo contributo all’alleanza: quattro Tornado del sesto Stormo di Ghedi finora impegnati in missioni di ricognizione (ma pronti anche ad attivita’ “cinetica” se richiesto, ossia bombardare) un aereo cisterna KC 767 e vari droni disarmati.

A Baghdad un centinaio di nostri carabinieri stanno svolgendo attività di training per le forze armate irachene mentre stiamo armando le formazioni dei curdi peshmerga. Su un punto Renzi è stato chiaro: mentre in Iraq l’intervento italiano è giustificato da una richiesta di aiuto di quel governo contro l’Isis non così avviene in Siria dove nostre azioni si scontrerebbero contro i vincoli imposti dalla Costituzione alle nostre forze armate e dove il Governo di Assad non ci ha chiesto nulla (anzi, in una prima fase, era quello il dittatore da far cadere).

Senza contare che bombardare senza pensare al dopo creerebbe, secondo Renzi, una situazione di “Libia bis”. Una linea che sarà ribadita questa mattina a Sigonella dal ministro della Difesa Roberta Pinotti al segretario alla Difesa Usa, Ash Carter che fa tappa in Italia nel suo tour europeo. Linea che ancora più autorevolmente sarà difesa con intransigenza dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che incontrerà domani al Quirinale il capo del Pentagono.

La Difesa, nel frattempo, appare molto cauta e ricorda che la “maggiore operativita” dei nostri aerei in Iraq è solo un’ipotesi da sottoporre prima al vaglio del Parlamento. Far filtrare oggi la notizia di un maggior impegno dei Tornado (solo sugli obiettivi Isis in Iraq) risponde evidentemente all’esigenza di mostrarsi pronti ad esaudire eventuali richieste da parte americana ancor prima che l’amministrazione Usa ne faccia esplicita richiesta e allontanare il sospetto che l’Italia sia troppo appiattita sulle decisioni Usa.

“Non inseguiremo di certo posizioni di singoli Paesi” aveva ammonito Renzi a New York criticando implicitamente la posizione dei francesi che hanno deciso i raid arei in Siria. Ma le prove di dialogo tra Putin e Obama e l’eccessivo attivismo degli aerei da combattimento russi (anche su spazi aerei Nato) hanno convinto Renzi che la posizione italiana attiva nella coalizione anti Isis un po’ defilata è quanto di più utile al nostro Paese in questo momento. Ma con una doppia linea d’azione. Da un lato mostrare agli americani la nostra disponibilità di fedeli alleati anche sul piano militare ma nascondendo all’opinione pubblica italiana i dettagli di questa “maggiore operativita’”.

Cosi a New York Renzi ha potuto annunciare davanti al presidente Obama che l’Italia, primo contributore di forze Onu per il Peacekeeping è pronta a mettere a disposizione delle missioni Onu almeno altri 500 uomini (oltre ai 1100 della missione Unifil in Libano) con un battaglione di fanteria specializzata, una compagnia di genio costruzioni e uno squadrone di elicotteri da trasporto. Impegno che ci potrebbe far meritare l’elezione a membro non permanente del Consiglio di sicurezza nel biennio 2017-2018. Annuncio sul quale, però, i comunicatori di Palazzo Chigi hanno fatto calare il silenzio limitando la “novita’” ai soli “caschi blu della cultura” per difendere il patrimonio artistico del Medio Oriente minacciato dalla furia distruttrice dell’Isis.

Meglio, tra spending review e paura di nuove avventure militari, non allarmare troppo forze politiche e opinione pubblica. Lo stesso vale per i Tornado le cui nuove regole di ingaggio potrebbero prevedere anche azioni offensive in Iraq. Del resto avvenne così anche per il Kosovo con D’Alema che proprio sui quei bombardamenti (approvati solo ex post dal Parlamento) costruì il suo rapporto personale e ancora attivo con Bill Clinton. Insomma ci sono tempi e modi precisi in Italia per “mostrare i muscoli” e questo è il tempo di nasconderli anche se la segreta ambizione di ogni premier è quella di passare alla storia anche per qualche significativa decisione in campo militare.

 Fonte;www.ilsole24ore.com/


2 ottobre 2015

Il dossier redatto dai comandanti Mario Pica e Giuliano Currado, consulenti della Procura, punta il dito contro “carenze organizzative” che espose a “estremo pericolo” la missione dei due Tornado scontratisi in volo sulle colline di Ascoli Piceno. Cinque gli ufficiali segnalati come possibili imputati delle condotte “colpose”. I piloti Mariangela Valentini e Alessandro Dotto non conoscevano le rispettive posizioni e volarono a vista per anomalie alla strumentazione

ROMA – Era il 19 agosto del 2014 quando due Tornado dell’AeronauticaMilitare entrarono in collisione mentre sorvolavano le colline di Ascoli Piceno all’altezza della frazione di Venarotta. Precipitarono e nello schianto persero la vita i capitani Mariangela Valentini, Alessandro Dotto, Giuseppe Palminteri e Paolo Franzese.{}

Tra le prime ipotesi del disastro, quella dell’errore umano. Se errore umano ci fu, a commetterlo non furono Valentini e Dotto, entrambi piemontesi, i piloti ai comandi del Freccia 21 e del Freccia 11 disintegratisi nell’impatto. E Dotto, quel giorno, avrebbe dovuto trovarsi altrove, non in volo: quella mattina aveva sostituito un collega indisposto. I navigatori Franzese e Palminteri erano originari rispettivamente di Benevento e Palermo.

Sono le conclusioni a cui sono giunti dopo un lungo lavoro i comandanti Mario Pica e Giuliano Currado, incaricati dalla Procura di Ascoli di effettuare la perizia con l’obiettivo di stabilire le esatte cause dietro la tragedia. Nel loro dossier, consegnato nel luglio scorso e di cui iniziano a emergere i contenuti dopo essere stato messe disposizione delle parti, i due ufficiali affermano che i due aerei transitarono nello stesso punto entrando in collisione per “carenze organizzative” nella pianificazione e nell’assistenza al volo, che hanno creato le premesse per una situazione di “estremo pericolo”. Il disastro sarebbe dunque derivato da condotte erronee di natura “colposa”, di cui potrebbero essere imputati altri cinque ufficiali delle Forze Armate. I comandanti Mario Pica e Giuliano Currado hanno segnalato i loro nomi al pubblico ministero perché tragga le sue valutazioni.

Collisione aerei militari, i periti: "Non fu colpa dei piloti. A terra i possibili responsabili"

E’ dunque sulla Base Militare dell’Aeronautica di Ghedi, in provincia di Brescia, e su chi al suo interno ha organizzato e assistito la missione aerea che punta l’indice la consulenza dei comandanti Currado e Pica. Il cui lavoro si è basato sulla copiosa documentazione raccolta dalla Procura ascolana nei 13 mesi di indagini seguiti al disastro. Le conversazioni telefoniche intercorse prima, durante e dopo la missione finita in tragedia. Tutti i tracciati dei radar militari e civili che hanno seguito il volo dei due Tornado. Le informazioni tratte dalle due scatole nere adibite alla raccolta dei dati tecnici del volo e dall’unico dispositivo rinvenuto sul luogo dello schianto con le registrazioni audio-video (l’altro non è mai stato recuperato).

I due ufficiali hanno incrociato tutto questo arrivando alle seguenti conclusioni. Durante il volo non ci sarebbero state comunicazioni con i piloti, per questo Valentini e Dotto non sarebbero stati a conoscenza ciascuno dell’esatta posizione dell’altro aereo. Avrebbero volato a vista, anche perché, affermano i periti, si sarebbero verificate anomalie nella strumentazione dei due velivoli.

Si era parlato fin dall’inizio di errore umano. Adesso sappiamo che l’errore non era in cielo, ma in terra” rimarca l’avvocato Lorenzo Zacchero, che insieme al collega Enrico Giorio assiste i familiari del capitano Dotto. Anche la Procura militare di Verona, che a sua volta aprì un’inchiesta in quanto gli equipaggi erano di base a Ghedi, che ricade nell’area di competenza del Tribunale Militare scaligero, ha acquisito la perizia sullo scontro in volo dei due Tornado. Il Procuratore militare Enrico Buttitta riferisce all’Ansa che la documentazione è agli atti del suo ufficio ed è stata affiancata a quella già da tempo messa a disposizione dall’Aeronautica militare. “Ci vuole tempo – commenta Buttitta – ma non tantissimo, stiamo guardando la documentazione e in merito alle risultanze trarremo le determinazioni”. Per il Procuratore, al momento, non si è giunti ad alcuna conclusione, mentre è possibile che “a seconda di quanto emergerà gli atti potrebbero andare in capo alla Procura di Ascoli Piceno in toto”.

Da parte sua, l’Aeronautica Militare “esprime piena fiducia nelle indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Ascoli, nei cui confronti rinnova la propria stima istituzionale. Ogni valutazione sarà rimessa alle conclusioni alle quali perverrà l’autorità giudiziaria, nei cui riguardi l’Aeronautica ha sempre fornito e sta continuando a fornire la piena e più trasparente collaborazione, finalizzata all’accertamento della verità” spiega una nota dello Stato Maggiore. “L’unico nostro pensiero – si legge ancora – è rivolto ai quattro giovani e valorosi aviatori, scomparsi tragicamente nei cieli di Ascoli, e alle loro famiglie”. L’incidente, conclude l’Aeronautica militare, “avvenne durante una missione di addestramento Nato, in preparazione a una valutazione tattica che ha successivamente certificato ai massimi livelli il Reparto. Con questi presupposti operiamo al meglio in seno all’Alleanza, così come stiamo facendo da quasi un anno dal Kuwait nell’ambito della lotta al terrorismo”.

 

 

Fonte: www.repubblica.it/


27 agosto 2014

Autopsia ed esame del Dna sui corpi dei militari morti nello scontro dei Tornado. Esperti dell’Aeronautica sono stati sentiti dalla Procura di Ascoli

 

di Domenico Cantalamessa

 

Ascoli, 26 agosto 2014  – Morte immediata. I quattro piloti vittime del terribile incidente aereo di una settimana fa, non hanno probabilmente avuto neppure il tempo di rendersi conto di quello che stava accadendo. I primi riscontri medico-legali non sembrano lasciare dubbi. Forse, meglio così. Non c’è stata alcuna agonia. Le lesioni gravissime evidenziate dalle autopsie (alcune complete, altre eseguite parzialmente per via dello stato in cui versavano i corpi) effettuate ieri all’Ospedale Mazzoni di Ascoli dalla troupe del Professor Adriano Tagliabracci, evidenziano che il decesso è stato immediato.

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Del resto, l’impatto tra i due Tornado si presume che possa essere avvenuto ad una velocità di circa 800 chilometri orari

Sembrerebbe anche da escludere l’ipotesi che uno dei due militari abbia accusato un malore poco prima dello scontro. Si dovrà invece attendere qualche giorno per avere i risultati del test del Dna, che potrà ufficialmente identificare ogni singolo corpo. 

Verranno infatti analizzati anche i campioni prelevati sui familiari delle vittime, per poterli comparare con i tessuti utili estratti dai resti dei piloti. E quindi anche per il “nulla osta” della magistratura per la consegna delle salme alle famiglie ci vorrà ancora qualche giorno. Si potrà quindi, a breve, fissare la date dei funerali di 4 piloti morti nel tragico scontro dei due Tornado avvenuto lo scorso 19 agosto sui cieli di Ascoli Piceno: Alessandro Dotto, Giuseppe Palminteri, Mariangela Valentini e Piero Paolo Franzese.

Intanto proseguono le indagini sul fronte giudiziario. 

Le scatole nere rimangono custodite dalle autorità di pubblica sicurezza locali, in attesa di essere decifrate, mentre nella mattinata di ieri sono stati sentiti dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Ascoli, Cinzia Piccioni, due ufficiali giunti da Roma che fungono da supporto investigativo ai Pm che stanno portando avanti l’inchiesta, a testimonianza – come sottolineato dalla Procura – della collaborazione che sta offrendo l’Aeronautica Militare e della volontà di mettersi a disposizione della magistratura ordinaria. 

Le indagini sono particolarmente complicate proprio per il fatto che ci sono molti aspetti altamente tecnici da analizzare. 
Il colloquio, durato circa tre ore, ha permesso di avere un quadro più chiaro sui meccanismi che regolano i voli, le esercitazioni militari e il tipo di assistenza offerta dai vari dispositivi radar di supporto ai piloti

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Prosegue inoltre la fase di raccolta dei reperti sul luogo del disastro, anche se la maggior parte degli elementi è stata recuperata ed è custodita in un capannone della Questura, dove ieri mattina c’è stato un sopralluogo del Pm Piccioni, assieme al Procuratore capo Michele Renzo e al Capo della Squadra Mobile Roberto Di Benedetto.

Fonte:www.ilrestodelcarlino.it


23 agosto 2014

Le spoglie erano state avvistate già ieri notte a Poggio Anzù, sotto la cabina di pilotaggio distrutta del suo aereo: nella località marchigiana erano stati ritrovati il casco della donna e i resti del terzo pilota, il capitano navigatore Paolo Piero Franzese.

Scontro Tornado, ritrovato il quarto corpo: è quello di Mariangela Valentini

L’Aeronautica militare ha confermato il ritrovamento dei resti del quarto pilota disperso dopo lo scontro di due Tornado nei cieli di Ascoli Piceno.

Una foto fornita dall'areonautica militare il 21 agosto 2014 mostra Mariangela Valentini.  ANSA/AREONAUTICA MILITARE (foto: ANSA)Si tratta delle spoglie del Capitano Pilota Mariangela Valentini, avvistate già ieri notte a Poggio Anzù, sotto la cabina di pilotaggio distrutta del suo aereo. Ieri nella località marchigiana erano stati ritrovati il casco di Mariangela Valentini e i resti del terzo pilota, il capitano navigatore Paolo Piero Franzese. , che è stato riconosciuto dagli effetti personali. (foto: ANSA)

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Nei boschi dell’Ascolano lavorano da giorni 70 tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico chiamati a intervenire sul luogo dell’incidente che martedì ha coinvolto due Tornado dell’Aeronautica Militare, con due piloti e due navigatori a bordo. I tecnici fanno parte dei servizi regionali di Marche, Lazio, Abruzzo, Molise e Umbria. Il perimetro delle operazioni si estende per circa dieci chilometri quadrati, ed è stato identificato come area primaria di ricerca dall’Aeronautica. Giovedì era stato il Soccorso Alpino a rinvenire la scatola nera di uno dei due Tornado, la cui integrità tuttavia sembra essere stata compromessa dall’ esplosione.

Intanto l’Aeronautica Militare ha lanciato un appello a tutti i possibili testimoni dell’incidente per ricostruirne la dinamica.

 

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/


22 agosto 2014

Trovati i resti di uno dei due piloti ancora dispersi. Al lavoro nelle ricerche 70 tecnici del Soccorso alpino. L’Aeronautica: «Sulle cause dell’incidente ogni ipotesi è aperta»

ASCOLI PICENO
 
Sono stati ritrovati, in località Poggio Anzù, i resti di uno dei due piloti ancora dispersi dopo lo scontro fra i due Tornado dell’Aeronautica avvenuto sui cieli di Ascoli Piceno il 19 agosto. Il ritrovamento è avvenuto in un luogo piuttosto distante da quello dove il 20 agosto erano stati recuperati i resti di due dei quattro piloti che viaggiavano bordo dei due caccia precipitati in un incidente di volo, verosimilmente quelli del pilota Alessandro Dotto e del navigatore Giuseppe Palminteri. A Poggio Anzù si sono concentrate le ricerche delle ultime ore perché in quell’area erano stati individuati frammenti di aereo piuttosto grandi. È ancora impossibile fare ipotesi sull’identità del terzo corpo: all’appello mancano il Capitano Pilota Mariangela Valentini e il Capitano Navigatore Paolo Piero Franzese. Difficoltosa si presenta anche l’identificazione delle prime due vittime ritrovate: la procura di Ascoli Piceno ha affidato ieri al Medico Legale Adriano Tagliabracci l’esame del Dna sui resti, che verrà condotto in collaborazione con un consulente dell’Aeronautica Militare

 

Intanto circa 70 tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico continuano le ricerche per l’ultimo corpo del pilota disperso. Il perimetro delle operazioni si estende per circa dieci chilometri quadrati, ed è stato identificato come area primaria di ricerca dall’Aeronautica. Gli uomini del Cnsas hanno istallato un campo base operativo nel comune di Venarotta. Ieri, proprio il Soccorso Alpino ha rinvenuto un flight recorder, la “scatola nera”, di uno dei due Tornado. Tutti i resti dei due velivoli identificati dal Cnsas, come concordato con l’Aeronautica, vengono fotografati e “georeferenziati”, indicando con precisione le esatte coordinate della posizione del reperto. Anche stamani il Soccorso alpino collabora alle perlustrazioni con l’ausilio degli elicotteri dell’Aeronautica, con cui il Cnsas condivide un protocollo di intervento nei casi di incidente aereo, militare o civile. 

 

Intanto, sulle cause dell’incidente, per l’Aeronautica Militare «ogni ipotesi è aperta». Secondo una fonte non viene escluso nulla: «dall’errore umano, all’avaria, al problema tecnico, fino allo scontro con un uccello in volo o al malore di un pilota». Quanto all’ipotesi circolate sinora, comprese quelle di un mal funzionamento del radar di bordo o delle piattaforme inerziali, si tratta appunto «solo di ipotesi, dato che al momento non abbiamo elementi».

Fonte:www.lastampa.it/


20 agosto 2014

Sono proseguite per tutta la notte le ricerche degli equipaggi dispersi (due piloti e due navigatori) dei due Tornado dell’Aeronautica militare precipitati ieri nei pressi di Ascoli Piceno dopo essersi scontrati in volo durante un addestramento.

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Finora sono stati trovati i cadaveri di tre dei quattro piloti. Due stamattina, uno dei quali carbonizzato, di un uomo. Sembra che i resti fossero nella fusoliera di uno dei due caccia, schiantatosi nella zona di Tronzano.

 

Da sinistra, Valentini, Franzese, Palminteri e Dotto

Il secondo cadavere è stato trovato in una collina di fronte, in località Poggio Anzù, ma è stato recuperato solo nel pomeriggio: i resti erano stati avvistati dall’alto, ma la zona è molto impervia e non era stato possibile raggiungere subito il posto. Successivamente è stato trovato il terzo.


Fonte:http://www.ilmessaggero.it/


20 agosto 2014

Probabile l’errore umano, i mezzi erano stati severamente controllati.

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di FRANCESCO GRIGNETTI
ROMA
 
Saranno le scatole nere dei due velivoli precipitati a dire come sono andate le cose. È un fatto, però, che i testimoni oculari raccontano di aver visto i due aerei militari volare a bassa quota, sui 500 metri, e scontrarsi frontalmente uno contro l’altro. Perché?
«Per un volo addestrativo», è spiegato dall’Aeronautica. Fonti della Difesa garantiscono che i due aerei volavano «sulla rotta prescritta» e soprattutto «alla quota stabilita». Con il che si delinea meglio anche il tipo di addestramento a cui si stavano dedicando i due piloti del Sesto Stormo di Ghedi (Brescia): un volo di guerra simulata.  

 

«Il Tornado – spiega infatti il Generale Leonardo Tricarico, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica e presidente della fondazione di studi dedicati alla sicurezza “Icsa” – nasce come cacciabombardiere in grado di effettuare voli a bassissima quota.

In teoria può scendere sotto i 50 metri, ma in pratica, vista l’evoluzione degli ultimi conflitti, si è capito che scendere così in basso oltre che inutile è controproducente. E perciò in genere non si scende più sotto i 500 metri».  

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Ecco, è appunto a questa quota che sembra essersi verificato l’incidente. I due equipaggi si stavano preparando in vista di una esercitazione della Nato che si sarebbe tenuta in autunno. Esercitazione multinazionale di guerra simulata. Per questo motivo i due Tornado dovevano effettuare diversi passaggi a quote diverse, sempre in tandem.  

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«I nostri piloti – dice una fonte dell’Aeronautica – devono ormai essere sempre pronti a ogni tipo di missione. Avete visto: ieri l’Afghanistan o la Libia, domani chissà, magari la Siria. E in genere sono missioni affidate a una coppia di aerei».  

Si stavano dunque addestrando alla guerra aerea. «E siccome non abbiamo poligoni nel deserto – riprende il generale Tricarico – ma anzi abbiamo un territorio densamente abitato, ricco di valori ambientali o paesaggistici, o turistici, per noi un volo addestrativo è sempre uno slalom tra le prescrizioni fisse e quelle variabili, i cosiddetti Notam. Se in una data area è previsto un lancio di paracadutisti, o una manifestazione amatoriale, chi prepara il piano di volo dev’esserne più che consapevole».  

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torncrash10La memoria di Tricarico corre all’indietro. Al terribile incidente del Cermis, quando un jet militare statunitense impattò con una funivia a Cavalese, sulle Dolomiti, e tranciò venti vite. Era il 3 febbraio 1998. Tricarico presiedette la commissione d’inchiesta: «Al termine si decise che in Italia ogni sorvolo militare a bassa quota, di qualunque nazionalità fosse, andava prima autorizzato da noi. Una regola che non c’era e ora c’è»

 

Ma il Cermis qui non c’entra, così come l’età dei Tornado: è vero che sono in esercizio dagli Anni Ottanta, ma i più vecchi sono già stati radiati e quelli che operano subiscono severi controlli. Così è stato anche per quelli precipitati ieri. Peraltro è stranoto che i Tornado siano da sostituire. Vedi polemica sugli F35 che li dovrebbero rimpiazzare.  

 Non deficit strutturale, allora, ma probabile errore umano. «E mi duole dire – conclude Tricarico – che i tagli al bilancio della Difesa, per anni, hanno compresso soprattutto le spese per l’addestramento. Ma meno ore di volo significa meno confidenza con il mezzo. E ho paura che i nostri piloti siano ridotti ormai al minimo sindacale delle ore di volo».

 

Fonte:http://www.lastampa.it/


20 agosto 2014

Fare chiarezza sull’incidente e trovare gli equipaggi.

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Queste le priorità dell’ Aeronautica Militare sullo scontro di oggi tra due Tornado sulle colline alle porte di Ascoli Piceno, nella zona di Mozzano.

“E’ stata aperta un’indagine e una team di esperti sta andando sul punto dell’ incidente”, afferma l’Aeronautica. “La nostra prima preoccupazione, prosegue la forza armata,è trovare gli equipaggi“, due piloti e due navigatori. In volo elicotteri e altri caccia. 

 

 

Fonte:http://www.rainews.it/


19 agosto 2014

I velivoli erano in missione di addestramento a bassa quota. Un testimone: «Li ho visti scontrarsi da direzioni diverse e poi cadere». Il sindaco: «Poteva essere un’apocalisse»

LOCALIZZATO UN PARACADUTE. RILEVATI SEGNALI A TERRA, FORSE DI ALTRI SEGGIOLINI EIETTABILI

torncrash3Due Tornado dell’AeronauticaMilitare si sono schiantati sulle montagne del Piceno, nelle Marche. I caccia, provenienti da direzioni diverse, si sono scontrati in volo. Una collisione durante una missione di addestramento a una quota di 500 metri. Ancora dispersi i quattro a bordo dei due jet, tra piloti e navigatori. Le squadre di soccorso hanno rilevato segnali. Potrebbero essere quelli provenienti dai seggiolini eiettabili. Le ricerche si stanno concentrando proprio nel posto da cui provengono le trasmissioni. I due velivoli, appartenenti al 6° Stormo, si erano levati in volo dalla base militare di Ghedi (Brescia) per una missione di addestramento in vista di un’esercitazione Nato in autunno e sarebbero dovuti tornare alla base in serata.

Localizzato un paracadute

Testimoni avrebbero visto lanciarsi tre dei quattro aviatori. E un paracadute è stato localizzato. Alcuni testimoni raccontano di avere visto i due velivoli toccarsi. Uno dei due aerei ha preso fuoco ed entrambi sono precipitati.

Collisione in addestramento

torncrash2I due jet stavano svolgendo attività addestrativa e si sarebbero scontrati in volo, arrivando appunto da direzioni diverse. Per domare gli incendi (divampati in diverse zone dei monti della Laga dato che i rottami dei caccia sono caduti in un’area larga circa 25 chilometri) sono stati utilizzati Canadair ed elicotteri cisterna.

«Ho visto i due velivoli scontrarsi»

torncrash1«Stavo lavorando al computer nella mia casa ad Ascoli Piceno, quando ho sentito passare un aereo sopra di me. Mi sono affacciato alla finestra e pochi secondi dopo, all’incirca dalla direzione opposta, ho visto giungere un altro caccia» lo ha riferito un testimone all’Ansa. «Ho visto i due velivoli scontrarsi e l’esplosione – aggiunge -. Non ho potuto vedere dove sono caduti gli aerei. Dal luogo dell’impatto, all’incirca fuori dalle mura di Ascoli (forse a Mozzano), si alza una nube di fumo nera. Si sentono le sirene di ambulanze e vigili del fuoco». E ancora: «Abbiamo sentito un fortissimo boato e quando abbiamo alzato gli occhi al cielo abbiamo visto dei pezzi di aereo che cadevano» dice una testimone che vive a Roccafluvione.«Qui in paese – racconta ancora – tremava tutto, poi sono divampate sulle colline le fiamme ».

L’Aeronautica manda team di esperti

L’Aeronautica ha inviato un team di esperti sul luogo dell’incidente per le prime verifiche. Al momento sul luogo dell’incidente sono stati ritrovati un motore e altri pezzi.Non si sa ancora se vi siano vittime.

I Tornado provenivano da Ghedi

I Tornado del 6° Stormo sono partiti da Ghedi (Brescia) una delle due basi (l’altra è Piacenza) da cui operano questi cacciabombardieri dell’Aeronautica che, in attesa dell’arrivo contestato degli F 35, continuano a rappresentare la spina dorsale dell’Aviazione Militare Italiana. L’aereo è un velivolo da combattimento bireattore, biposto, con ala a geometria variabile e capacità «ognitempo». È progettato per volare a bassissima quota a velocità supersoniche (Mach 1.2) ma è capace di prestazioni bisoniche ad alta quota. E’ stato utilizzato in tutte le principali missioni all’estero italiane, dai Balcani alla Libia, dall’Iraq ( Foto sotto  Tornado Operazione Locusta) all’Afghanistan.

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Il sindaco di Ascoli: «Poteva essere apocalisse»

Non mancano le polemiche. Mentre il Sindaco di Ascoli Guido Castelli dice che «poteva essere un apocalisse», un deputato Pd, Dario Ginefra, chiede che «sia fatta immediata chiarezza sullo scontro tra i due caccia tornado e sulla presunta esercitazione in corso al momento dell’incidente e – auspicata l’incolumità dei militari coinvolti e di eventuali civili residenti nell’area dove sono precipitati i velivoli – immediatamente accertata ogni eventuale responsabilità». E ancora: «Sono certo che il ministro Pinotti sarà la prima a voler chiarire l’accaduto e a voler spiegare perchè – se confermate le voci dell’esercitazione – questa sarebbe avvenuta in prossimità di aree abitate e non sul vicino mare adriatico». Così invece il sindaco: «Abbiamo assistito a un dramma sconvolgente ma dobbiamo anche riconoscere che le conseguenze potevano essere davvero apocalittiche per il nostro territorio. Una questione di secondi e tutti avremmo rischiato il peggio».

«Ancora non sappiamo gli esiti nè tantomeno le cause dell’incidente. È bene adottare ogni prudenza ed attendere i risultati dei rilievi in corso. L’importante, però, è che quanto accaduto non susciti polemiche sulle attività addestrative, che sono fondamentali». Lo sottolinea all’Adnkronos il Generale Leonardo Tricarico, ex Capo di StatoMaggiore dell’AeronauticaMilitare ed attuale Presidente della Fondazione Icsa. «Dobbiamo soltanto ringraziare i militari che, pur tra mille ristrettezze di bilancio, continuano a svolgere il loro lavoro meglio di chiunque altro e hanno sempre dato prova di altissima professionalità in Italia e nelle missioni all’estero. Se il comparto pubblico italiano può vantarsi di qualcosa a livello internazionale -aggiunge- è proprio per l’attività delle forze armate».

Tornado, velivoli da combattimento specializzati nella bassissima quota

Acquisiti dall’Aeronautica dal 1982, sono usati per le missioni all’estero ed equipaggiati con sistemi d’avanguardia.

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Acquisito dall’Aeronautica Militare a partire dal 1982, il Tornado è un velivolo da combattimento bireattore, biposto, con ala a geometria variabile e capacità `ognitempo´. E’ progettato per volare a bassissima quota a velocità supersoniche (Mach 1.2) ma è capace di prestazioni bisoniche ad alta quota.

Usato per le missioni all’estero

torncrash6Il velivolo è stato utilizzato in tutte le principali missioni all’estero italiane, dai Balcani alla Libia, dall’Iraq all’Afghanistan. Nella versione standard Ids (Interdiction Strike), in dotazione al 6° Stormo di Ghedi (Brescia), il Tornado può essere impiegato come cacciabombardiere e ricognitore. Il 50° Stormo di Piacenza, invece, è equipaggiato con la variante It-Ecr (Electronic Combat Reconnaissance), specializzata nella soppressione delle difese aeree avversarie mediante l’impiego di missili aria-superficie Agm-88 Harm.

Sistemi d’arma d’avanguardia

torncrash5Tramontato il rischio di un confronto militare globale, la probabilità di utilizzare un velivolo come il Tornado, la cui efficacia è stata accresciuta dall’acquisizione di sistemi d’arma d’avanguardia, riguarda essenzialmente le cosiddette «operazioni di risposta alle crisi», interventi cioè nelle fasi più virulente di un confronto militare allo scopo di attivare il processo di progressiva stabilizzazione e di svolgere azione di deterrenza dal cielo. Nella versione standard Ids (Interdiction Strike), in dotazione al 6°Stormo di Ghedi (Brescia), il Tornado può essere impiegato come cacciabombardiere e ricognitore. Il 50° Stormo di Piacenza, invece, è equipaggiato con la variante IT-Ecr (Electronic Combat Reconnaissance), specializzata nella soppressione delle difese aeree avversarie mediante l’impiego di missili aria-superficie.

I dettagli

L’equipaggio standard per un Tornado è di un pilota e un navigatore, la velocità massima che può raggiungere il velivolo a bassa quota è di 1.480 km/h. L’apertura alare varia dagli 8,6 ai 13,9 metri, la lunghezza invece è di 16,70 metri e l’altezza di 5,95 metri. L’armamento prevede 2 cannoni cal. 27 mm, fino a 9.000 kg di carichi esterni.

VEDI ANCHE

it.wikipedia.org/wiki/Panavia_Tornado

Fonte:www.corriere.it/


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6 settembre 2018