Una Vita a Mille Piedi

22 settembre 2018da tarabusi0
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Mi presento: mi chiamo India Mike Oscar Delta November. Sono il primo dei tre fratelli PA38 Tomahawk II della scuola volo di Modena. Ho macinato ormai novemila ore di volo e dato le ali a quasi 200 piloti.

Ho passato tutto il tempo in lungo e in largo per la Pianura Padana guardandola da mille piedi di quota. Ho passato stagioni, anni, sole, pioggia, caldo e freddo, sempre a mille piedi.

Sul sedile destro siede quasi sempre la stessa persona. Non tocca mai i miei comandi. A sinistra ne ho visti di tutti i colori. C’è quello con la mano delicata, quello che mi strapazza come un cavallo, quello che mi butta per terra, quello che non sa nemmeno dove metterle le mani e quello che pensa di pilotare un aereo da caccia. Quello che mi sorprende è che l’altro sul sedile destro è sempre li e non importa con che forza mi buttino per terra, non tocca i comandi (giurerei di averlo sentito russare almeno in un paio di occasioni). A volte mi fanno male, pero’ alla fine della giornata c’è sempre qualcuno che si prende cura di me. L’anno scorso mi hanno anche rimesso a nuovo, mi sentivo addirittura più veloce. Ogni missione la stessa storia, decollo salita a 1.000 piedi e  via a girovagare per la pianura che è sempre inesorabilmente tutta uguale. Ogni tanto mi fanno fare sequenze interminabili di atterraggi e decolli talmente tanti che alla fine mi fanno male le gambe. Ma dopo novemila ore mi sento ancora in forma.

Oggi contrariamente agli altri giorni mi hanno rifornito e lasciato sul piazzale e sono tutti andati a pranzo. Pensavo si fossero dimenticati di mettermi all’ombra come fanno di solito. Poi è successa una cosa insolita: sono saliti due piloti che tra l’altro devo averli già visti. Li ho portati in volo, e mi hanno fatto dirigere a Sud attraverso le montagne. Un posto dove non sono mai andato. Siamo saliti saliti saliti, non credevo potessi farcela ancora ma con sorpresa sono arrivato a ottomila piedi. Ero sopra le nuvole. Ho fatto fatica, non ho quei grossi motori degli altri aeroplani, ma ne è valsa la pena. Non avevo mai visto il mondo da quassù. Abbiamo passato tutte le montagne poi siamo planati su una pista in erba dove c’erano altri aeroplani alcuni anche più piccoli di me.  Ci siamo fermati un po’ poi siamo ripartiti e di nuovo siamo saliti ancora sopra le nuvole. Un’altra arrampicata e siamo arrivati in cima. Faccio fatica a queste quote ma l’aria è pulita e fa fresco. Poco prima di sera siamo rientrati a Modena.  Ho visto quello che di solito sale e si mette a sedere a destra sul piazzale che mi stava aspettando. Mi ha fatto piacere trovarlo li, anche se mi è sembrato strano, è sempre lui l’ultimo che scende.

Domani tornerà di sicuro a sedersi al suo posto e torneremo nella foschia dei mille piedi della pianura padana a far strage di moscerini e insetti vari. Ma oggi, ho volato sopra le nuvole!

P.S.: Devo ricordarmi di dire ai ragazzi che mi hanno messo a nuovo di verniciarmi il musetto. Se ne devono essere dimenticati.

tarabusi

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